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L
levassi di 'ulo (it.: levarsi di culo).
Un vero e proprio pilastro della ricca e colorita parlata livornese.
La lectio facilior suggerisce un'immediata traduzione con il generico 'togliere il disturbo' per la quale non mancano gli esempi anche nella classicità: «lo duca a me: "leviamosi di 'ulo..." / disse tastando le sudate palle», così Virgilio a Dante di fronte all'ira di Caronte nella prima stesura della Commedia, scritta dopo quell'operazione alle emorroidi che gli procurò ansia e dolore più della sconfitta di Campaldino. Per non tradire comunque la pregnanza semantica dell'espressione vorremmo però aggiungere una breve nota e offrire al lettore un panorama più vasto. Appare evidente che in qualche modo l'espressione stessa risulta antitetica di quella più gnomica 'andare nel culo (a qualcuno)', cioè servirsi della sodomia per dimostrare (a qualcuno) sostanziale indifferenza per la sua persona.
Alla luce di queste considerazioni rifulge la bella citazione di Max Greggio parodiata dall'Eneide di Virgilio: «E come disse Enea / al figlioletto Julo: / "Andiamo bimbo, mio / leviamosi di 'ulo!"»; il che se equivale ad una sollecitazione ad allontanarsi dal tragico teatro dell'assalto alla città di Troia, rappresenta anche un evidente eufemismo che vela la più complessa situazione emotiva dell'eroe «... che si stava caándo addosso dalla paura».
In appendice è doveroso aggiungere che l'espressione in questione è assai usata nel linguaggio diplomatico internazionale come invito alla smobilitazione di truppe da postazioni strategiche: «L'ameriàni si sono levàti di 'ulo!...», fu il primo annuncio di Radio Hanoi all'indomani del disimpegno militare statunitense nel Vietnam.


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