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A
arrivano i pisani.
Locuzione di area lucchese con ampi riscontri nel livornese. Essa appartiene al mondo delle espressioni legate all'infanzia e infatti veniva usata nelle benevole ammonizioni rivolte ai bambini che alla sera non riuscivano a prendere sonno.
Pare che esistano numerose versioni intorno alle sue origini e di queste una in particolare è La più diffusa e accreditata.
Nel corso delle frequenti scorrerie effettuate dal rissoso e prepotente popolo pisano in quel di Lucca, i pacifici mercanti dell'arborato cerchio al fine di evitare le provocazioni e gli scontri con que' ribaldi mettevano di vedetta sulle mura un alfiere che alle prime avvisaglie d'un assalto lanciava il grido «...arrivano i pisani!!!», e a quel segnale i lucchesi si rinserravano nelle case chiudendo porte e finestre come fosse notte fonda e chiunque si trovasse ancora in strada o per le piazze s'abbandonava sulle panche e nelle cantonate, fingendo un profondo letargo.
Sembra che la desolante scena che ne conseguiva avesse il potere di scoraggiare anche il peggiore di quei furfanti i quali, in quanto pisani, erano anche assai baccelloni e quindi si limitavano a qualche furtarello e qualche innocuo vandalismo (cfr. G. CHAUCER, Its better a dead at home than a Pysan at the door, Nottingham 1656.)
Oggi invece l'arrivo dei pisani è universalmente salutato da roboanti scurreggioni in ogni dove, per cui l'espressione in oggetto ha perso gran parte del suo significato e della sua pregnanza.
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